giovedì 5 dicembre 2013

Liebster award


Ciao bookcrettiani,
Come state? Tanti giorni fa Lumi, organizzatrice del blog Sentieri di neve rossa , la Fata dei libri organizzatrice del blog Nel mondo fatato dei libri e Francy, organizzatrice del blog Never Say Book, ci hanno assegnato il premio Liebster award. Grazie mille!!!!!
Per semplificare le cose, noi di Bookcret, risponderemo alle domande poste dal primo blog premiante, cioè quello di Lumi, Sentieri di Neve rossa. Dovete scusarci per il nostro ritardo ma, non siamo state in grado, per vari impegni, di pubblicare il post prima. Tuttavia ne andiamo molto fiere e siamo anche tanto contente. è una premio davvero gradito!







Le regole di questo premio:

Ringraziare la premiatrice.

Grazie mille Lumi, siamo contentissime del premio e ti ringraziamo di seguirci con grande entusiasmo. E ringraziamo di cuore anche Francy e la Fata. Un fatabbraccio :)

Rispondere alle domande poste dal blogger premiatore.

1.Di che cosa ami il profumo?

Pam: amo il profumo di casa mia, è così familiare che mi fa sciogliere il cuore. Sembrerà scontato, ma amo alzarmi al mattino sentendo il profumo del caffè. Ha quell'odore intenso che risveglia tutti i sensi!
Ila: amo il profumo del cibo appena cotto, delle pagine di un libro, dei miei capelli appena lavati che emanano un' essenza così dolce e intensa che starei tutto il giorno ad annusarli. E di tante altre cose che al momento non mi vengono in mente.

2.La pioggia: ti deprime o ti rilassa?


Pam: Dipende se ho intenzione di stare a casa oppure uscire. Uscire con la pioggia è una cosa che non sopporto. Mentre stare in casa e guardare fuori dalla finestra mentre piove mi rilassa, mi calma.
Ila: dipende dalla sua intensità, comunque di solito è un rumore piacevole e rilassante che mi accompagna durante la lettura di un romanzo.

3.Quali giochi amavi fare da bambino/a?


Pam: Oddio, non saprei. Amavo tantissimo giocare a nascondino con i miei cugini, oppure alle barbie. Ma già quando facevo le elementari leggevo tantissimo. Era il mio gioco preferito.
Ila: adoravo fare la mamma. Mio nonno mi aveva comprato ciccio bello, ahahhahah. Lo lavavo, gli mettevo il ciuccio in bocca quando piangeva, gli cambiavo il pannolino, gli lavavo i vestitini e tante altre cose che ora non ricordo. Quando mi rendeva felice quel giocattolo :-)

4.Pennarelli o matite colorate?


Pam: Entrambi, non ho una preferenza. Amo colorare e quello che mi capita sottomano lo uso per riempire quegli spazi vuoti, grigi e tristi.
Ila: pennarelli, si scaricano in fretta ma, i colori sono più accessi e divertenti.

5.Hai un libro cui sei molto legato/a per ragioni particolari?


Pam: E' un po' infantile, ma credo sia la trilogia di Fairy Oak di Elisabetta Gnone. Dopo quei tre splendidi libri ho cominciato ad amare effettivamente leggere. Sono stati i miei primi libri e non li scorderò mai. 
Ila: Assolutamente sì! Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons, io e la protagonista, pur vivendo in epoche diverse, siamo molto simili e abbiamo provato dolori similari. Ogni volta che lo rileggo, mi regala una nuova emozione. Un libro sensazionale. Che consiglio caldamente a tutte.

6.Hai un libro che tieni sul comodino, già letto, per poterlo consultare quando ne hai bisogno?


Pam: Non ho un libro, ho il mio Kindle sul comodino. Per rileggere quello che voglio, quando voglio!
Ila: No, anche perché ho una lista immensa di libri da leggere e ogni giorno scopro qualcosa di nuovo e la lista si arricchisce sempre di più. Quando sento il bisogno di rileggere il passo di un libro, vedo in cerca ma, altrimenti no. Non ho bisogno di consultare un romanzo.

7.Ti piacciono le dediche nei libri? Le scrivi?


Pam: Non scrivo niente nei libri, ma sottolineo ed evidenzio frasi che mi segnano e mi piacciono. Nei libri amo anche i ringraziamenti degli scrittori perchè un po' ti immedesimi in loro, li leggi come persone e non più come "colui/colei che ha scritto il libro che stai leggendo".
Ila: Le dediche no, ma le leggo volentieri insieme ai ringraziamenti. Mi segno in un piccolo diario le frasi che mi hanno colpito per poi andarle a leggere ogni tanto.

8.Un supereroe ti presta un suo potere per un giorno, qual è?


Pam: Vorrei poter allungare quel giorno per un bel po' di tempo così da poter provare le cose che forse nella vita non proverò mai.
Ila: Su due piedi è difficile rispondere. Vorrei poter volare ma anche fermare il tempo, perché non basta mai e sono sempre in ritardo o di fretta. Ma anche il potere dell'invisibilità non è male, Accidenti non so quale scegliere ahahhaha

9.Com'è la casa dei tuoi sogni?


Pam: La mia casa dei sogni è quella dove ci sarà la mia famiglia. E anche una grande libreria!
Ila: Deve essere tutta su un piano, con un grande giardino, una piscina interna e un grande open space per far entrare tanta luce.

10.In quale epoca ti sarebbe piaciuto vivere?


Pam: Negli anni Venti negli USA. Come mi sarebbe piaciuto esserci. L'epoca delle grandi scoperte ma anche delle grandi lotte. Del Jazz! E poi mi rivedo nelle donne di quel tempo: le flappers! Rivoluzionarie, anticonformiste lunatiche. 
Ila: è difficile rispondere anche a questa domanda. Non saprei.

11.Come ti vedi da qui a dieci anni?


Pam: Mi vedo innanzitutto con la mia famiglia, i miei figli e mio marito. Mi vedo una grande lettrice con ancora tanti sogni nel cassetto da realizzare. Mi piacerebbe vedermi come una fantastica logopedista sempre circondata da tante persone da poter aiutare.
Ila: Mi vedo come una brava ostetrica e una buona moglie e perché no, anche con uno o due bambini. Mi vedo felice e spensierata, con il lavoro che ho sempre desiderato e con la famiglia che ho sempre sognato.

Dire altre 11 cose su di me.

Pam:

1. Quando c'è il sole le mie lentiggini aumentano di numero e la mia faccia si riempe di queste simpatiche macchiette rosse.
2. Mi piacerebbe avere i capelli rossi, e per questo motivo, da quando ho circa 13 anni mi tingo i capelli di tutte le sfumature di rosso possibile.
3. Ho paura del buio e dormo o con la televisione accesa oppure con l'abat jour. 
4. Ho una cartina degli Stati Uniti appesa in camere con le città cerchiate dove voglio andare (cioè quasi tutte) e molto probabilmente quest'estate il mio sogno diventerà realtà.
5. Vorrei farmi crescere le unghie e metterci lo smalto, ma è da quando sono bambina che ad ogni situazione di stress comincio a mangiarmele fino a farmi sanguinare le dita.
6. Dentro, mi sento ancora bambina. Guardo i cartoni animati e mi piace leggere le favole.
7. Non vedo l'ora di avere dei figli. Spero di averli molto presto.
8. A volte fatico a distinguere la destra dalla sinistra e me ne vergogno.
9. Sono troppo estroversa e qualche volta spavento le persone, che tendono ad allontanarsi.
10. Mi capita, ogni tanto, di prendermi troppi impegni, troppe responsabilità, e non riuscire a finirle tutto in tempo.
11. Non riesco mai a vedermi bella.


Ilaria:

1. Ho scoperto da poco che il vero colore dei miei capelli è biondo scuro e non castano chiaro come credevo.
2. Quando starnutisco mi viene la pelle d'oca, quindi mi viene freddo.
3. Ad otto anni sono andata a Las Vegas con la mia famiglia. Che bel viaggio
4. Mi basta vedere in un film un funerale per scoppiare a piangere a dirotto
5. Ho la bruttissima abitudine di andare a leggere il finale di un romanzo perché la curiosità è troppa, e sono impaziente di scoprire come si svilupperà il racconto.
6. Appena sveglia devo accendere il computer. è un'azione di routine. è anche scaramantica la cosa e mi fa sentire bene.
7. Di solito mi addormento ascoltando la musica. Collego le cuffie al cellulare e mi rilasso.
8. Da piccola spostavo il letto dal muro perché avevo paura che un ragno scendesse dal nido e mi    mordesse.
9. L'anno scorso ho comprato un ebook reader della Sony, ho smesso di contare tutte le volte che ho dovuto resettarlo perché si blocca :(
10. Vorrei avere tre bambini in futuro, di cui due gemelli o gemelle.
11. Il mio sogno nel cassetto è quello di andare a vivere in America. Da quando l'ho visitata me ne sono innamorata.


Formulare altre 11 domande per chi viene premiato da me.

1. Quali libri regalerai per Natale?
2. Con quale libro vorresti essere seppellita?
3. Quale libro, a fine lettura, ti ha fatto prendere una decisione importante? E che decisione?
4. Accompagni la lettura di un romanzo ad una cioccolata fumante o a un tè caldo?
5. Hai mai letto un libro in lingua originale?
6. Quale parte della giornata preferisci?
7. Hai mai pensato di scrivere un romanzo?
8. Quale personaggio di un libro avresti voluto incontrare?
9. In quale protagonista ti sei immedesimata fino in fondo?
10. Preferisci la narrativa straniera o quella italiana? Perché?
11. Qual è la cosa che più ti rappresenta?


Premiare 11 blog con meno di 200 follower.
(sono troppi undici :( )

Il rifugio di book
Parole Infinite
Never Say Book
Sentieri di neve rossa
Nel mondo fatato dei libri
Su Ali d'Inchiostro
Someone who's reading

Avvertire i blogger premiati.

Andiamooooooooooo...

mercoledì 4 dicembre 2013

Scrittori italiani Vs Scrittori stranieri

Buongiorno lettori,
io e Pamela ci eravamo prefissate il lunedì e il giovedì, come giorni in cui pubblicare alcune interessanti curiosità sul mondo della lettura. È da molto che non pubblichiamo qualche articolo riguardante l'argomento, perchè è difficile, a volte, stupirvi e catturare la vostra attenzione. Ma oggi voglio parlare e confrontarmi con voi, su un fatto che da un pò occupa i miei pensieri: i lettori italiani prediligono la scrittura straniera a quella italiana. Io sono la prima a confermare la cosa e a preferire la narrativa straniera , ma è lo stesso per il resto della popolazione? Andiamo a verificare.


 
Il portale e-commerce, nel 2005, ha svolto un'interessante indagine che ha visto protagoniste alcune giovani donne tra i diciasette e i trent'anni. Il tema dell’ intervista riguardava i libri e il rapporto delle intervistate con la lettura in generale. È emerso che circa il 20% delle navigatrici del sito, preferisce leggere soprattutto opere di narrativa straniera, a seguire la narrativa italiana, i gialli e, infine, il genere del diario, forse portato dal successo che ha avuto la scrittrice Melissa P. con i suoi libri. Ora sicuramente i generi letterari prediletti dai lettori sono assai diversi. Esempio il genere erotico, che ha avuto il suo bum e incremento in Italia con la pubblicazione della saga di E.L. James, Cinquanta sfumature di grigio, nero, rosso. Il genere Urban Fantasy, Fantasy e Paranormal. La moda dei vampiri inagurata con l'enorme successo dei libri e dei successivi film ispirati ai racconti di Bella e Edward, Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Down di Stephanie Meyer.

Ma quali che siano i gusti personali dei lettori, la scrittura straniera è tra le più amate, si pensi che il 65% dei testi che incrementano la produzione nazionale vengono tradotti dall'inglese, a seguire vi sono le traduzioni francesi e tedesche.

Il motivo pare essere molto semplice, ma da una domanda posta su Yahoo dall'utente il Filosofo e il Somaro, tre mesi fa, la situazione non sempra così chiara.
La domanda, alla quale diciassette membri di Yahoo hanno cercato di rispondere è la seguente: preferite leggere autori italiani o stranieri? Analizzando le varie opinioni risulta che: nove utenti, seppur con rammarico, ammette di leggere e preferire gli autori stranieri; sei invece sostengono di leggere di tutto, quindi di non fare alcuna distinzioane tra le due categorie e di apprezzarle entrambe, mentre un solo membro del sito afferma di prediligere gli scrittori italiani.

Il motivo di tale decisione? Vi riporto alcuni stralci delle loro affermazioni.


Utente Specchio800: Presumo che le ragioni che mi hanno spinta, a un livello del tutto inconscio, a leggere solo stranieri, siano: una sensazione di già visto e già sentito che provo con gli italiani, l'assenza di temi che mi stiano davvero a cuore e, soprattutto, la mancanza di un "respiro" profondo, ampio, che non mi faccia sentire confinata in un buco, ma che incrementi la mia "capacità polmonare", come solo la letteratura straniera riesce a fare, rendendomi protagonista, non spettatrice annoiata. Ecco, forse la mancanza più grave che vedo negli italiani è questa, l'incapacità di rendere universali certi temi. Un'incapacità di scrittura, ma soprattutto di "sentire".

Utente nicoladc89: i classici stranieri sono di più, in fondo l'Italia è una nazione piccola, siamo meno dell'1% della popolazione mondiale e l'italiano si parla e si scrive solo in Italia, va beh, c'è San Marino e il Vaticano e qualche minoranza in Slovenia, ma poca roba. L'inglese è madrelingua di 7-800 milioni di persone, l'italiano di 60-70. A questo aggiungi che l'Italia non è un paese facilmente esportabile all'estero. Esportiamo auto, storia, monumenti, musica, cibo e arte ma non esportiamo l'Italia.

Utente vavax: Con rammarico devo dire gli stranieri.
Amo leggere in generale, ma c'è un genere che per me è catalizzante: i thriller. E gli americani in genere, salvo Jo Nesbo in un paio di libri, sono imbattibili.

A questo riguardo mi ricordo un argomento studiato in italiano, con il Romanticismo: l'ostinazione di Madam de Stael nel voler vedere gli autori italiani interessati anche ad opere straniere. Li invitava nei suoi scritti ad abbracciare le altre culture, soprattutto quella tedesca e francese, e a non a continuare a ricreare opere da opere. Troppo legati al classicismo.
Se oggi chiedessimo ad un italiano quali opere e quali scrittori italiani predilige vi risponderanno: Verga, Dante con la Divina commedia, Calvino, Pirandello..., e io concordo con loro, ma una domanda sorge spontanea: E degli scrittori contemporanei??? Perchè nessuno li cita? Dei diciassette membri di Yahoo, solo uno cita autori italiani recenti, quali  Eco, Baricco, Tabucchi, Ammaniti.Stop!
 
Ma si riduce solo a questo la nostra produzione letterale?
 
La nostra letteratura ha a disposizione un ampio ventaglio di sfumature linguistiche come i dialetti, i registri linguistici aulici e bassi. Tuttavia, a questa, gli italiani preferiscono gli scritti stranieri per i vari motivi elencati sopra. Voi siete d'accordo con le affermazioni di Specchio800, nicoladc89 e vavax?  Preferite leggere autori italiani o stranieri? Consigliereste qualche autore italiano? E secondo voi perché si predilige la scrittura straniera alla nostra?
 
Aspetto con ansia delle vostre risposte per confrontarmi, sentire più opinioni discordanti tra loro e - perché no - conoscere anche nuovi scrittori!
 
 
Ilaria
di Bookcret, quello che i libri non dicono

martedì 3 dicembre 2013

Recensione: Non cercarmi mai più di Emma Chase


Buongiorno amici,
come state? State già provvedendo ai regali di Natale? Ieri sono andata a fare compere: un profumo per mia mamma, un giocattolo per mio fratello, un set di orecchini per la mia migliore amica e per il mio ragazzo... devo ancora pensarci. Suggerimenti???
Comunque ora veniamo a noi e alla recensione di oggi. Non cercarmi mai più (ma resta ancora un po' con me) di Emma Chase. Un romanzo erotico, edito da Newton Compton, narrato dal punto di vista maschile.








Titolo: Non cercarmi mai più
Titolo originale: Tangled
Autore: Emma Chase
Casa editrice: Newton Compton
Traduttore: Alice Peretti
N. pagine: 286











Trama:

Drew Evans è bello e arrogante, fa affari multimilionari nella società di famiglia e seduce le donne più belle di New York con un semplice sorriso. Allora perché è stato per sette giorni con le imposte chiuse nel suo appartamento, triste e depresso? Lui risponderebbe che è colpa dell'influenza. Ma noi tutti sappiamo che non è proprio la verità. Katherine Brooks è brillante, bella e ambiziosa. Quando Kate viene assunta come nuova associata presso l'impresa di investimento bancario del padre di Drew, il focoso playboy entra in tilt. La competizione professionale che si stabilisce tra i due mette in crisi Drew, l'attrazione per lei è fonte di distrazione.



Recensione:

Non cercarmi mai più, mi ha davvero sorpreso. Mi aspettavo il solito romanzo erotico, leggero, semplice. Non avevo alcuna pretesa nè aspettativa. Mi sono dovuta ricredere.
Emma Chase, con l'aiuto dal marito Joe, è riuscita ad immergersi nella mentalità maschile, creando un libro fresco, divertente e molto educativo dal punto di vista sociale.
Il protagonista maschile è Drew Evans. Si occupa di finanza, lavorando in una delle banche più in vista della città, la Reinhart e Fisher. Drew è un uomo competitivo, sicuro di sé, arrogante fino allo sfinimento, spocchioso, viziato e tenace. Un uomo che al primo impatto ammireremo a bocca aperta, affascinate dal suo carisma e dal suo fascino; subito dopo averlo conosciuto lo odieremo profondamente e infine, svelato il vero Drew, non potremo che innamorarcene. La sua ingenuità, o verginità, nei confronti dell'amore è al tempo stesso tenera e patetica. Sapete che cosa fa il nostro Gran Uomo, una volta scoperto di essere innamorato? Si diagnostica una bruttissima influenza, e si da malato al lavoro per ben sei giorni. Ridicolo non trovate?
Ma ora arriviamo alla donna che lo ha ridotto in questo stato: Katherine Brooks, la nuova associata della banca. Incontrata, senza sapere chi fosse, in uno dei locali più in di New York.


E poi la vedo, a nemmeno cinque metri da me, che aspetta paziente ma che sembra un po’ a disagio nella mandria che agita le braccia, sventola bigliettoni e brama alcol, cercando di attirare l’attenzione del barista. Lei è magnifica, angelica, stupenda. Scegliete una parola, una cazzo di parola qualsiasi. Il punto è che, per un attimo, mi sono dimenticato di respirare.
I suoi capelli sono lunghi e scuri, e brillano persino nella luce bassa del locale. Porta un abito rosso che le lascia la schiena nuda, sexy ma di classe, e accentua ognuna delle sue curve perfette. Le labbra sono esuberanti, piene, e implorano di essere profanate.
E i suoi occhi. Cristo. Sono enormi e infinitamente scuri.


Kate si trova nel locale con degli amici per festeggiare il suo nuovo lavoro. Drew appena la vede, la desidera e decide che sarà sua. Ma una volta scoperto chi è realmente Kate, le cose si complicano, perchè ai due verrà affidato un compito ben preciso: preparare una presentazione per accaparrarsi un grosso cliente, Anderson. Chi dei due metterà insieme la strategia più interessante si aggiudicherà il cliente. E così parte la competizione, e tra colpi bassi, bastoni tra le ruote e sabotaggi, inizieranno a conoscersi, e, la donna che Drew, inizialmente vedeva solo come un corpo sexy da possedere, si svelerà essere una donna determinata, sicura, intrepida e ostinata al pari di lui. Di cui sarà impossibile non invaghirsene.


Ma vi è un ostacolo: Kate è fidanzata. Da ben dieci anni. Il fidanzato si chiama Billy Warren, un uomo insicuro geloso e appiccicoso ma che le è sempre stato vicino e che l'ha sempre sostenuta nei momenti di bisogno. In giorno in cui seppellì il padre. Le ha insegnato a guidare. L'ha persuasa ad essere abbastanza brava per cantare davanti ad un pubblico in carne ed ossa. Le ha dato una mano a compilare i moduli per fare domanda al college, l'ha seguita quando Kate decise di trasferirsi a New York...


Può un uomo come Drew Evans competere con Billy Warren?



Secondo Drew, quelli elencati da Kate, sono i suoi traguardi. Sfide che lei ha vinto. Testa di ...azzo era solo presente alla corsa. Uno spettatore passivo. Carta da parati. Il colore dei muri si può cambiar in ogni momento, e potrebbe sembrarci diverso, ma la stanza è sempre la stessa.
Per tutto il tempo Drew, cercherà di convincere la donna della sua teoria e ad affidarsi a lui, perché lui senza lei non può più stare. Ma quando Billy lascerà la donna e Drew avrai il campo spianato, combinerà un disastro, al quale con molta determinazione, ironia e fantasia cercherà di rimediare per riconquistare l'unica donna che abbia mai amato.

Non fraintendetemi, nonostante le mie parole romantiche, nel romanzo non vi è alcun romanticismo, se non negli ultimi capitoli. Anche nel corteggiamento Drew sarà esilarante e fuori dal comune. Un uomo che più innamorato sembra uno stalker!

Nel contempo, Non cercarmi mai più, mi è piaciuto. È il primo romanzo di questo genere letterario che letto dal punto di vista maschile. Spesso nella narrazione Drew, si blocca nel descrivere gli eventi, per interloquire direttamente con la lettrice. Attraverso questi brevi momento, alla lettrice viene aperto un piccolo spiraglio nel mondo semplice e dinamico della mente maschile. Spiragli che ogni donna vorrebbe vedersi aprire per conoscere meglio la figura che le sta acconto. Detto questo, vi consiglio di leggere il romanzo? Sì. Volete capire cosa pensa, come funziona e come agisce la mente maschile? Questo è il romanzo adatto a voi. Non è per niente pesante né noioso. Una lettura leggera per rilassarsi e farsi due risate. E perché no: sfottere un po' l'ingenuità e inesperienza maschile!


Okay, avete ragione, è un tremendo disastro. Pensate che avrei dovuto correrle dietro? Be’, vi sbagliate. Forse non avete mai letto L’arte della guerra, di Sun Tzu. Io sì. È un libro che parla di strategie militari. Un buon generale sa quando deve attaccare. Un perfetto generale sa quando è ora di ritirarsi. Ho detto a Kate quello che dovevo. Ora devo dimostrarglielo. La guerra si vince con le azioni. Sono le azioni a guarire le ferite, non le parole. Le mie, in particolare, al momento non valgono granché. Quindi ho un piano, e il fallimento non è un’opzione. Perché ormai non riguarda soltanto me e ciò che voglio, non più. Riguarda anche ciò che vuole Kate. E lei vuole me. Certo, dentro di sé sta lottando, ma il sentimento è lì, c’è sempre stato. Nessuno significherà mai tanto per lei. E – prima che mi tagliate la testa – non lo sto dicendo per eccessiva autostima, ma perché dietro la rabbia, sotto le ferite… anche Kate è innamorata di me. Guardarla è come essere di fronte a uno specchio. Perciò non mi fermerò, non alzerò bandiera bianca. Non finché entrambi non otterremo quello che ci renderà felici.
Cioè noi, insieme.
Ehi, sapete cos’altro sa fare un perfetto generale?
Chiamare le riserve.



Il mio giudizio al romanzo:




Potete leggere il primo capitolo del libro QUI



Ilaria di
Bookcret, quello che i libri non dicono

Assaggi di lettura: Non cercarmi mai più di Emma Chase

Buongiorno!
Ho appena terminato la mia quinta guida da mezz'ora, e devo dire che ci sto prendendo la mano, anche se preferirei Ambrogio, l'autista e uomo tutto fare ahahhahah. Prima di uscire di casa avrei voluto postarvi il primo capitolo di Non cercarmi mai più di Emma Chase. Così una volta tornata a casa, avrei pubblicato la recensione. Come al solito ero in ritardo e pubblico entrambi i post adesso. Detto questo vi auguro una buona lettura e un buon proseguimento di giornata.




Capitolo uno

Vedete quello zozzo e irsuto ammasso sul divano? Il tipo con la maglietta grigia e sporca e i pantaloni della tuta strappati?
Sono io, Drew Evans.
Di solito non sono così. Insomma, quello non è il vero Drew.
Nella vita reale sono uno che si cura e si rasa sempre alla perfezione, e porto i capelli neri ben pettinati indietro sulle tempie, che mi danno un’aria – così dicono – aggressiva ma professionale. Indosso solo abiti su misura, e scarpe che costano più del vostro affitto.
L’appartamento in cui mi trovo adesso? Le tende sono tirate, e i mobili riflettono il bagliore blu della televisione. I tavoli e il pavimento sono disseminati di bottiglie di birra, cartoni della pizza e vaschette vuote di gelato.
Non è il mio vero appartamento. Il posto dove vivo io è immacolato: c’è una donna che viene a pulire due volte alla settimana. E ha tutte le comodità più moderne, tutti i giocattoli che potete immaginare: mega impianto con audio surround, casse satellitari e un enorme schermo al plasma che farebbe cadere in ginocchio qualsiasi uomo. Roba incredibile, insomma. L’arredamento è moderno – acciaio nero inossidabile a volontà – e chiunque varchi la soglia di casa mia capisce a colpo d’occhio che lì ci vive un uomo.
Perciò, come ho detto, il tipo che vedete adesso non sono davvero io. Sono malato.
Influenza.
Avete mai notato che alcune delle malattie peggiori della storia hanno un suono lirico? Parole come malaria, diarrea, colera. Lo faranno di proposito? Per indorare la pillola… un modo carino per dire che ti senti come una cosa marrone che è precipitata dal culo del tuo cane?
Influenza. Ha un bel suono, provate a ripeterlo.
O almeno, sono quasi sicuro che si tratti di influenza. Ecco perché sono rimasto chiuso nel mio appartamento negli ultimi sette giorni. Ecco perché ho spento il telefono, e mi sono alzato dal divano solo per andare in bagno o per aprire al tizio col cibo d’asporto.
E comunque, quanto dura l’influenza? Dieci giorni? Un mese?
La mia è iniziata una settimana fa. La sveglia è suonata alle cinque del mattino, come sempre. Ma anziché alzarmi dal letto e andare in ufficio, dove sono una star, ho scagliato l’orologio in aria, dritto sulla parete opposta.
In fondo mi ha sempre dato fastidio. Stupida sveglia. Stupido beep beep.
Mi sono voltato dall’altra parte e ho ricominciato a dormire. Quando, finalmente, ho trascinato il fondoschiena fuori dal letto, ero debole e avevo la nausea. Mi faceva male il petto, la testa. Insomma, è influenza, vero? Non sono più riuscito ad addormentarmi, perciò mi sono piantato qui, sul mio fidatissimo divano. È così comodo che ho deciso di metterci radici. Per tutta la settimana. A guardare le battute migliori di Will Ferrell sul mio schermo al plasma.
Ora c’è un film,Anchorman. La leggenda di Ron Burgundy. Oggi l’ho già visto tre volte, però non ho ancora riso. Neanche un ah. Forse il fascino sta nella quarta volta, eh?
Qualcuno bussa alla porta.
Dannato portiere. Che diavolo è venuto a fare? Se ne pentirà amaramente, quando riceverà la mia mancia a Natale, potete scommetterci il culo.
Ignoro i colpi, che nel frattempo continuano.
Ancora.
«Drew! Drew, lo so che ci sei! Apri questa maledetta porta!».
Oh, no.
È la Stronza. Altrimenti conosciuta come Alexandra, mia sorella.
Quando uso la parola stronza lo faccio nel modo più affettuoso possibile, giuro. Ma è quello che è. Insistente, presuntuosa, implacabile. Ucciderò il portiere.
«Se non apri la porta, Drew, chiamo la polizia per buttarla giù, lo giuro su Dio!».
Avete capito, adesso?
Afferro il cuscino che sta sulle mie gambe da quando mi è venuta l’influenza. Me lo schiaccio in faccia e respiro profondamente. Profuma di vaniglia e lavanda. Frizzante, pulito, dà assuefazione.
«Drew! Mi senti?».
Mi appoggio il cuscino sopra la testa. Non perché ha il suo profumo… ma per non sentire i colpi insistenti.
«Ho in mano il cellulare! Sto per comporre il numero!». La voce di Alexandra è piagnucolosa, trasuda minacce, e so che non scherza.
Respiro di nuovo e mi obbligo ad alzarmi dal divano. La strada verso la porta è lunga, ci vuole tempo: ogni passo è uno sforzo immane per le mie gambe legnose e doloranti.
Dannata influenza.
Apro e mi preparo spiritualmente all’ira divina della Stronza. All’orecchio, con una mano fresca di manicure, tiene l’ultimo modello di iPhone. I capelli biondi sono raccolti in una coda semplice ma elegante, e appesa alla spalla ha una borsetta verde scuro dello stesso colore della gonna. Lexi non sbaglia mai con gli abbinamenti.
Dietro di lei, adeguatamente contrito in un abito blu navy stropicciato, c’è il mio migliore amico e collega, Matthew Fisher.
Ti perdono, Portiere. È Matthew che deve morire. «Gesù Cristo!», urla Alexandra, orripilata. «Che cavolo ti è successo?».
Vi ho spiegato che questo non sono davvero io.
Non le rispondo. Non ho le forze. Non chiudo neanche la porta e mi lascio cadere di faccia sul divano. È confortevole e tiepido, anche se un po’ rigido.
Ti adoro, divano. Te l’ho mai detto? Be’, te lo dico adesso.
Anche se gli occhi sono coperti dal cuscino, avverto la presenza di Alexandra e Matthew, che si aggirano a passo lento nell’appartamento. Immagino il loro shock davanti alla scena. Sbircio fuori dal mio bozzolo, e capisco che l’occhio della mia mente ci aveva azzeccato.
«Drew?». Stavolta c’è una nota di preoccupazione racchiusa nella breve sillaba.
E poi si arrabbia di nuovo. «Per l’amor del cielo, Matthew, perché non mi hai chiamata prima? Come hai potuto lasciare che tutto andasse in malora così?»
«È un po’ che non lo vedo, Lex!», si affretta a rispondere. Vedete? Anche lui ha paura della Stronza. «Sono passato tutti i giorni e non mi ha mai aperto».
Sento che il divano si affossa: si è seduta accanto a me. «Drew?», sussurra, dolce. Con delicatezza mi fa scorrere una mano fra i capelli. «Tesoro?».
La sua voce è così dolorosamente preoccupata che mi ricorda quella di mia madre. Quando ero un bambino e stavo a casa malato, mamma veniva nella mia stanza con cioccolata calda e zuppa su un vassoio. Mi dava un bacio sulla fronte per controllare se fossi ancora caldo, e io mi sentivo subito meglio. Quel ricordo, insieme ai gesti di Alexandra, mi fa inumidire gli occhi chiusi.
Sono un disastro, vero?
«Sto bene, Alexandra», le rispondo, anche se non sono certo che mi senta. La mia voce si perde nel cuscino profumato. «Ho l’influenza».
Qualcuno apre un cartone di pizza, e un gemito per il tanfo del formaggio putrefatto e della salsiccia si libera nell’aria. «Non è esattamente la dieta di un malato d’influenza, fratellino».
Sento altri rimescolamenti di bottiglie di birra e pattume, e so che mia sorella ha iniziato a sistemare il casino. Non sono l’unico maniaco dell’ordine, in famiglia.
«Oh, non va per niente bene!». Lexi inspira con decisione, e giudicando dall’odore che si aggiunge al putrido aroma della pizza, immagino che abbia appena aperto una vaschetta di gelato abbandonata sul tavolo da tre giorni, che a quanto pare non era vuota come credevo.
«Drew». Mi scuote con dolcezza le spalle. Mi arrendo e mi tiro su, sfregandomi via la stanchezza dagli occhi. «Parlami», mi implora. «Cosa c’è? Cos’è successo?».
Mentre guardo l’espressione turbata di mia sorella, vengo trasportato indietro nel tempo di ventidue anni. Io ne ho sei, e il mio criceto, Mr Wuzzles, è appena morto. E proprio come quel giorno, la dolorosa verità mi esplode dai polmoni. «È successo».
«Successo cosa?»
«Quello che mi hai augurato per tutti questi anni», sussurro. «Mi sono innamorato».
Alzo la testa e vedo un accenno di sorriso. È ciò che ha sempre desiderato per me. È sposata con Steven da secoli, e lo ama anche da prima. Per questo non ha mai appoggiato il mio stile di vita e non vede l’ora che mi sistemi, che trovi qualcuno che si prenda cura di me, come lei si prende cura di Steven. Come nostra madre si prende cura di papà ancora adesso.
Ma io le ho detto di non illudersi, perché non sarebbe mai successo: non era ciò che volevo. Perché donare un libro alla biblioteca? Perché ripascere una spiaggia portando nuova sabbia? Perché comprare la mucca, quando puoi avere il latte gratis?
Iniziate a capire il quadro della situazione, ora?
Insomma, mi accorgo che lei inizia a sorridere quando, con una voce timida che non riconosco nemmeno, le dico: «Sta per sposare un altro. Lei non… non mi ha voluto, Lex».
La compassione si spalma sul viso di mia sorella come marmellata su una fetta di pane. E poi arriva la determinazione.
Perché Alexandra è una che sistema le cose. Lei è in grado di sturare uno scarico, di stuccare un muro, di rimuovere macchie di qualsiasi tipo dai tappeti. So già cosa le ronza per la testa in questo momento: se il suo fratellino è rotto, non le resta che sistemarlo con le sue mani.
Magari fosse così semplice. Ma non penso che tutto il Super Attak del mondo sia capace di rimettere insieme i frammenti del mio cuore.
Ho per caso accennato di essere anche un po’ poeta?
«Okay. Possiamo sistemare le cose, Drew».
Avete capito com’è fatta?
«Vai a farti una bella doccia bollente. Io sistemerò questo disastro. Poi usciamo. Noi tre».
«Non posso uscire». Ha sentito una sola parola di quello che ho detto? «Ho l’influenza».
Sorride, compassionevole. «Hai bisogno di un buon pasto caldo. E di una doccia. Dopo ti sentirai meglio».
Forse ha ragione. Dio solo sa che niente di quel che ho fatto negli ultimi sette giorni è servito a risollevarmi. Faccio spallucce e mi alzo, ubbidiente. Come un bimbo di quattro anni con il suo orsacchiotto preferito, porto il mio prezioso cuscino con me.
Sulla strada verso il bagno, non posso fare a meno di pensare a come ciò sia potuto accadere. Un tempo la mia vita non era niente male. Anzi, era perfetta. E poi è andato tutto in merda.
Oh, volete sapere come? Volete sentire la mia storia? Va bene, allora. Tutto è iniziato pochi mesi fa, un normale sabato sera.
Be’, normale solo per me.
Quattro mesi prima
«Cazzo, sì. Così. Sì, proprio così».
Vedete quel tipo, abito nero, diabolicamente affascinante? Già, il tipo che si sta facendo fare un pompino in un bagno da una sensuale testa rossa? Sono io. Il vero me. MPI: Me Pre Influenza.
«Gesù, piccola, sto per venire».
Congeliamo per un attimo la scena.
Per le donne sintonizzate là fuori, lasciate che vi dia un consiglio non richiesto: se un ragazzo che avete appena incontrato in un locale vi chiama piccola, tesoro,angelo, o con un altro generico vezzeggiativo, non fate l’errore di pensare che vi abbia affibbiato un nomignolo perché è interessato a voi.
Vi chiama così perché non riesce a ricordare il vostro vero nome. O non gli importa.
E a nessuna ragazza va di essere chiamata con il nome sbagliato mentre è inginocchiata a succhiarvelo nel bagno degli uomini. Così, per sicurezza, ho optato per piccola.
Il suo nome? Ha davvero importanza?
«Cazzo, piccola, sto venendo».
Si stacca con uno schiocco, e da vera esperta raccoglie il liquido che le schizzo in mano. Poi, mi sposto verso il lavabo per pulirmi e tirare su la cerniera. Testa Rossa mi sorride mentre si risciacqua con una bottiglietta da viaggio di colluttorio che teneva in borsa.
Affascinante.
«Che ne dici di un drink?», mi chiede, e sono sicuro che creda di avere una voce sensuale.
Ma ecco un’informazione per voi: quando ho finito, ho finito.
Non sono il tipo d’uomo che sale sulle stesse montagne russe due volte. Una è abbastanza, poi l’eccitazione svanisce e così anche l’interesse.
Ma mia madre mi ha cresciuto per diventare un gentiluomo. «Certo, tesoro. Vai a cercare un tavolo, io prendo qualcosa al bancone». Testa Rossa si è impegnata non poco, dopotutto. Si è guadagnata un drink.
Esce dal bagno in cerca di un posto per sederci, e io mi dirigo verso il bar-troppo-affollato. Ho già detto che era sabato sera, vero? E questo è il Rem. No, non REM come il sonno. Capito? Rem il locale. È il locale più in di tutta New York. O almeno lo è stasera. Entro la prossima settimana cambierà nome. Ma il luogo non conta. Perché il copione è sempre lo stesso. Ogni fine settimana io e i miei amici veniamo qui insieme e ce ne andiamo separatamente – e mai da soli.
Non guardatemi così. Non sono un cattivo ragazzo. Non dico bugie: non zavorro le donne con parole infiorettate che raccontano di un futuro insieme o dell’amore a prima vista.
Sono uno che va dritto al sodo. Io cerco di divertirmi – per una notte – e non ne faccio mistero. Sono migliore del novanta percento degli altri ragazzi qui dentro, credetemi. E la maggior parte delle ragazze che vedete stanno cercando la stessa cosa che cerco io.
Okay, forse non è del tutto vero. Ma non posso farci niente se mi conoscono, vengono a letto con me, e all’improvviso vogliono un bambino da me. Non è un problema mio. Io dico le cose come stanno, le faccio divertire e pago la corsa a casa in taxi. Grazie, buonanotte. Non chiamarmi, perché sicuro come l’oro io non chiamerò te.
Finalmente al bancone, ordino due drink. Mi prendo un attimo per guardare i corpi che si dimenano e contorcono e fondono gli uni negli altri sulla pista da ballo mentre la musica vibra nell’aria. E poi la vedo, a nemmeno cinque metri da me, che aspetta paziente ma che sembra un po’ a disagio nella mandria che agita le braccia, sventola bigliettoni e brama alcol, cercando di attirare l’attenzione del barista.
Ve l’ho detto che sono un po’ poeta, no? La verità è che non lo sono sempre stato. Non fino a questo momento. Lei è magnifica, angelica, stupenda. Scegliete una parola, una cazzo di parola qualsiasi. Il punto è che, per un attimo, mi sono dimenticato di respirare.
I suoi capelli sono lunghi e scuri, e brillano persino nella luce bassa del locale. Porta un abito rosso che le lascia la schiena nuda, sexy ma di classe, e accentua ognuna delle sue curve perfette. Le labbra sono esuberanti, piene, e implorano di essere profanate.
E i suoi occhi. Cristo. Sono enormi e infinitamente scuri. Me li immagino che mi guardano mentre mi prende il cazzo in quella minuscola bocca sexy. L’appendice in questione prende subito vita al pensiero.
Devo possederla.
Mi preparo ad abbordarla, decidendo all’istante che lei è la donna fortunata che avrà il piacere della mia compagnia per il resto della notte.
E parlo di un piacere immenso.
Arrivo proprio quando socchiude le labbra per ordinare un drink, ed esordisco così: «La signorina vuole…». La scruto per cercare di indovinare i suoi desideri alcolici. È un mio talento innato. Alcune sono il tipo da birra, altre da scotch e  soda, altre ancora da vino invecchiato, oppure brandy o champagne dolce. E io riesco sempre a indovinare chi è cosa. Sempre. «Un Merlot Veramonte, 2003».
Si volta verso di me con un sopracciglio alzato e mi squadra dalla testa ai piedi. Dato che decide che non sono un perdente, dice: «Sei bravo».
Sorrido. «Vedo che la mia reputazione mi precede. Sì, lo sono. E tu sei bellissima».
Arrossisce. Per la precisione le guance diventano rosa, e volta la testa dall’altra parte. Chi arrossisce più al giorno d’oggi? È adorabile.
«Allora, che ne dici di trovare un posto più comodo… e riservato? Così possiamo conoscerci meglio».
Senza un secondo di esitazione, risponde: «Sono qui con amici. Stiamo festeggiando. Di solito non frequento posti come questo».
«Cosa festeggiate?»
«Ho appena finito il mio MBA e inizio un nuovo lavoro lunedì».
«Davvero? Che coincidenza. Anch’io mi occupo di finanza. Forse hai già sentito nominare la mia azienda, Evans, Reinhart e Fisher?». Siamo la più figa banca d’affari della città, perciò sono sicuro che rimarrà debitamente impressionata.
Fermiamoci ancora un attimo, okay?
Avete visto le labbra di questa fantastica donna spalancarsi quando le ho detto dove lavoro? Avete visto gli occhi allargarsi? Ciò avrebbe dovuto suggerirmi qualcosa.
Ma in quel momento non noto niente: sono troppo impegnato a dare una controllatina alle sue tette. Che, a proposito, sono perfette. Più piccole di quelle che scelgo di solito, riempiono appena una mano. Ma per quanto mi riguarda, una mano è più che sufficiente.
Il punto è: ricordatevi quello sguardo sorpreso, poi capirete il perché. Ora torniamo alla nostra chiacchierata.
«Abbiamo molto in comune», continuo. «Siamo entrambi nel mondo degli affari, a entrambi piace un buon rosso… Insomma, non possiamo lasciar perdere, stasera».
Ride, e la sua risata ha un suono magico.
A questo punto dovrei spiegare una cosa. Con ogni altra donna, o in ogni altra notte, a quest’ora sarei stato in un taxi, mani infilate sotto il vestito e bocca che la fa gemere. Nessun dubbio.
Per me, questo significa sbattermi. E stranamente è eccitante.
«Sono Drew, comunque». Allungo la mano. «E tu sei?».
Alza la mano. «Fidanzata».
Imperterrito, le prendo la mano e bacio una nocca, sfiorandola impercettibilmente con la lingua. Vedo che cerca di sopprimere un fremito, e capisco, nonostante le sue parole, che l’ho colpita. Sapete, non sono il tipo che dà retta a cosa dice la gente. Io bado solo alcome. Si può imparare molto su qualcuno semplicemente osservando come si muove, una mutazione impercettibile nello sguardo, l’alzarsi e abbassarsi del tono della voce.
Quegli occhi sbarrati potevano anche dire no, è vero… ma il corpo? Il corpo urlava Sì, sì, scopami sul bancone! Nell’arco di tre minuti, mi racconta perché è lì, cosa fa per vivere, e mi permette di palpeggiarle la mano. Questo non è il comportamento di una donna disinteressata, è quello di una donna che non vuoleessere interessata.
E su questo posso decisamente lavorare.
Sto per fare un commento sul suo anello di fidanzamento: il diamante è così minuscolo che neanche dopo un’attenta ispezione è possibile rintracciarlo. Ma non ho intenzione di offenderla.
Ha detto di essersi appena laureata. Ho amici che hanno dovuto pagarsi da soli la business school, e i prestiti possono essere devastanti.
Perciò scelgo una tattica diversa: l’onestà. «Anche meglio. Non frequenti posti come questo? Io non frequento relazioni. Siamo la coppia perfetta. Dovremmo approfondire meglio i nostri punti in comune, non pensi?».
Ride di nuovo, e arrivano i nostri bicchieri. «Grazie per il drink. Ora devo tornare dai miei amici. È stato un piacere», mi dice.
Sfodero un sorriso malizioso, incapace di trattenermi. «Piccola, se mi permetti di portarti fuori di qui, darò alla parola piacere un significato tutto nuovo».
Scuote la testa con un sorriso, come per dare il contentino a un bambino petulante. Mentre si allontana si volta: «Buonanotte, Mr Evans».
Come ho detto, di solito sono uno che fa caso ai dettagli. Sherlock Holmes e io potremmo essere migliori amici. Ma sono così catturato dalla vista di quel soave sedere che all’inizio non ci faccio caso.
Lo avete notato? Avete beccato il minuscolo dettaglio che io mi sono perso?
Esatto. Mi ha chiamato “Mr Evans”. Ma io non le ho mai detto il mio cognome. Ricordatevi anche di questo.
Per ora, lascio che la donna misteriosa dai capelli scuri batta in ritirata. Decido di darle un po’ di spago, poi penserò a darle lo strattone finale – colpita e affondata. La seguirò per tutta la notte, se necessario.
È davvero, davvero attraente.
Ma poi Testa Rossa – sì, quella del bagno degli uomini – mi trova. «Eccoti! Credevo di averti perso». Preme il suo corpo sui miei fianchi e mi strofina il braccio con intimità. «Che ne dici di andare a casa mia? È proprio dietro l’angolo».
Ah, grazie. Ma no, grazie. Testa Rossa si è trasformata in fretta in un ricordo sbiadito. I miei occhi sono puntati su prospettive migliori, più intriganti. Sto per dirglielo, quando un’altra testa rossa appare accanto a lei.
«Questa è mia sorella, Mandy. Le ho raccontato tutto di te. Pensa che noi tre potremmo… sai… divertirci un po’ insieme».
Volgo lo sguardo verso la sorella di Testa Rossa, la sua gemella, per essere precisi. E in un batter d’occhio i miei piani cambiano. Lo so, lo so… ho detto che non corro sulle montagne russe due volte. Ma montagne russe gemelle?


Ilaria di
Bookcret, quello che i libri non dicono

domenica 1 dicembre 2013

Recensione: Il diario di velluto cremisi di Sara Jio


Ciao amici lettori,
l'altro ieri vi avevo promesso la recensione de Il diario di velluto cremisi di Sara Jio, ed eccola. Questa settimana, con molta fatica, siamo riuscite a pubblicare quattro recensioni. Era da molto tempo che Bookcret non si riprendeva così, e ad oggi posso finalmente dire che il blog, sta tornando agli antipodi di quando era stato creato. Sia io che Pam lavoriamo, stiamo conseguendo la patente e ci stiamo preparando per il prossimo anno universitario, eppure con amore e devozione ci occupiamo del nostro blog. Vorrei ringraziare tutti quelli che ci seguono e leggono con piacere i nostri post. Persone con la quale condividiamo la stessa passione per la lettura. E dato che oggi sono in vena di ringraziamenti, ringrazio una mia vecchia compagna di classe. Senza di lei non avrei scoperto il mondo della lettura, anche se tutto ciò è iniziato con una sfida di lettura ahahhaha. E già che ci sono ringrazio Pamela, senza la sua collaborazione ed il suo entusiasmo contagioso, Bookret non sarebbe così speciale e unico. Grazie <3


 



Titolo: Il diario di velluto cremisi
Autore: Sara Jio
Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
Traduttore: Dompè M.; Rincori A.
N. pagine: 329









Trama:

È ormai notte quando Emily sale sul traghetto per Bainbridge Island, poche miglia al largo di Seattle. Davanti a sé, le luci dell'isola la accolgono come un abbraccio. Quel luogo è sempre stato il suo rifugio, la sua oasi di tranquillità, ed è quindi il posto ideale per dimenticare, per lasciarsi alle spalle le carte del divorzio appena firmate, il romanzo che il suo editore attende con ansia, ma che lei non ha ancora scritto, e l'oceano di rimpianti che la opprime. Così, per qualche tempo, sarà di nuovo ospite dell'anziana zia Bee, nella casa in cui, da ragazzina, ha trascorso lunghe estati luminose e spensierate. E proprio in quella grande casa, piena di fotografie in bianco e nero e di stanze chiuse a chiave, Emily scopre qualcosa che cambierà per sempre il suo destino: un diario con una consunta copertina di velluto cremisi, in cui una donna di nome Esther racconta la sua storia d'amore con Elliot, una storia che risale al 1943, avvincente e tragica, esaltante e impossibile. Ma chi sono Esther e Elliot? Sono esistiti davvero? E perché quel diario si trova lì, in casa di zia Bee? Nessuno sembra disposto ad aiutare Emily a far luce sul mistero; anzi, di fronte alle sue domande, tutti si chiudono in un ostinato silenzio. Ma, per Emily, capire cosa sia accaduto a quella donna - così lontana eppure così simile a lei - diventa una ragione di vita. Come se il segreto nascosto tra le pagine di quel diario la riguardasse da vicino...

Recensione:


La settimana scorsa ho letto Neve a primavera di Sara Jio. Il libro mi era piaciuto così tanto che volli leggere qualcos'altro di questa autrice. Così martedì ho iniziato Il diario di velluto cremisi, suo romanzo d'esordio, pubblicato dalla casa editrice Nord nel 2012.
Emily Wilson è una famosa scrittrice. Otto anni fa scrisse un romanzo diventato poi un best seller, In cerca di Ali Larson.; entrato, in seguito, nella classifica del New York Times dei libri più venduti al mondo. La sua vita sembra andare a gonfie vele, fino a quando un piovoso lunedì mattina di Novembre Joel, il marito, non le confessa di aver conosciuto un' altra donna, Stephanie. I due si accordano per il divorzio e il 28 febbraio 2005, firmano le carte. Emily è distrutta ed arrabbiata, e l'amica, Annabelle, le consiglia di allontanarsi un pò dalla città. Per rimettere insieme i cocci, e ritrovare la passione per la scrittura. Di fatto Emily, ogni volta che si siede alla scrivania, per creare il seguito del suo primo romanzo, desiderato e atteso dai fans, rimane immobile a fissare lo schermo vuoto. Secondo la sua terapista, Bonnie, la donna ha il "blocco clinico dello scrittore": la musa ispiratrice si è ammalata e non sembra intenzionata a guarire. Così la donna, l'uno Marzo, parte per Bainbridge Island, nello stato di Washington, dove vive la prozia Bee Larson.

Bee è una donna anticonformista. A volte parla troppo e altre è silenziosissima. Alterna slanci di generosità ad atteggiamenti egoistici. È affettuosa, ma anche irritabile. In lei vi è sempre stato qualcosa di strano, una persona ricca di segreti e rimpianti. Bee è vedova di Bill, un eroe della seconda guerra mondiale. Vive sull'isola da sempre, da molto prima di sposarsi. I suoi genitori sono morti in un incidente stradale quando lei era al college, e le hanno lasciato un'autentica fortuna. Grazie alla quale, la donna, ha comprato Keystone Mansion, un enorme casa con otto camere da letto.
Delle otto camere a Emily viene affidata, una stanza dalle pareti rosa. Arredata con un cassettone, un comodino e un grande armadio. In quella stanza, nel cassetto del comodino, Emily trova un diario. Il diario di velluto cremisi. E incuriosita inizia a leggere:

Questa è la storia di ciò che è accaduto
su una piccola isola nel 1943.
Non avrei dovuto baciare Elliot. Le donne sposate non si comportano così... almeno io no di certo. Ma la marea era alta, la brezza era gelida e le sue braccia erano come uno scialle caldo, mi avvolgevano e mi accarezzavano là dove lui non avrebbe dovuto spingersi, e io non riuscivo a pensare a nient'altro. Eravamo tornati gli stessi di un tempo. E, anche se ero sposata, anche se le circostanze erano cambiate, il mio cuore era rimasto uguale, come congelato, come se stesse aspettando proprio quel momento, il momento in cui io ed Elliot avremmo ritrovato la strada che ci avrebbe condotto lì. Bobby non mi aveva mai stretto in quel modo. O forse sì, ma il suo tocco non aveva mai acceso in me una simile passione, un fuoco così ardente.
Sì, non avrei dovuto baciare Elliot in quella fredda notte di marzo, né avevo previsto le cose terribili che sarebbero successe, la catena di eventi che sarebbe culminata nella mia – nella nostra – disgrazia. Ma il primo anello di quella catena si è formato proprio lì, in quella notte di marzo del 1943. E quegli eventi avrebbero cambiato per sempre la mia vita e la vita di coloro che mi erano vicini.
Mi chiamo Esther, e questa è la mia storia.

Ma chi sono Elliot e Esther? E come è arrivato quel diario in casa di Bee? Emily cercherà di rispondere a queste due domande, scoprendo segreti e misteri della sua famiglia che non si sarebbe mai immaginata. Il racconto del diario la intriga e la spaventa, ora che le sue vicissitudini sembrano così simili a quelle accadute ad Esther, la protagonista del diario.

Emily, dopo il divorzio soffre, ma intenzionata ad andare avanti, e rifarsi una nuova vita, inizia ad uscire con due uomini: Greg e Jack.
Greg è l'amore della sua adolescenza. La loro storia durò una stagione, l'estate ma, terminata questa, Emily dovette tornare a casa e i due si persero di vista, fino al ritorno della donna sull'isola, dopo ben quindici anni. Jack, invece, è un artista. Un uomo con cui si sente fin da subito in sintonia, protetta al sicuro. Un uomo che potrebbe ferirla e farle rivivere la stessa esperienza con il marito. Emily, inoltre, è frenata e insicura nella scelta, soprattutto per il ritorno in campo di Joel. Un uomo stupido ed egoista, resosi troppo tardi dell'errore commesso nell'abbandonare la moglie. Non vi svelerò chi dei due uomini sceglierà, ma vi posso soltanto dire che avendo letto Neve a primavera prima del seguente romanzo, mi sono rovinata la sorpresa. Bee e Emily, insieme al marito e alle sue due gemelle, fanno una breve comparsa in Neve a primavera.

Elliot ed Esther, invece, sono i protagonisti della seconda trama presente nel romanzo. I due erano fidanzati, avrebbero dovuto sposarsi a giorni ma, per un sospetto e un fatto mai chiarito, la donna rompe il fidanzamento e sposa un altro uomo. La loro vicenda è toccante e dolce, due anime gemelle tormentate, con uno splendido tempismo: quando è disponibile Elliot, non lo è Esther, quando è disponibile Esther, non lo è Elliot. Una relazione turbolenta e sofferta, risalente al Marzo, del lontano 1943.

Il diario di velluto cremisi è un romanzo avvincente ed entusiasmante, però, dovendo fare il confronto con Neve a primavera, risulta essere meno accattivante. Non travolge totalmente il lettore come il libro successivo. È scritto in modo impeccabile. I periodi sono brevi, scorrevoli e dinamici, cosa che ci sia aspetta da un'esperta giornalista, qual è Sara Jio. Il libro è davvero meraviglioso. Se non avessi letto Neve a primavera per primo, il mio giudizio sarebbe stato elevatissimo e positivissimo ma, ricordando le calde lacrime versate per la storia di Claire e Vera, devo semplicemente classificare il libro come bello. I punti in comune tra i due romanzi sono evidenti, quali il tema del fiore: fiori rarissimi che secondo alcuni fioriscono solo dove c'è bisogno di loro, e rappresentano un segno di guarigione e speranza; il compito della protagonista di trovare delle persone, per conoscere la loro storia e, attraverso questa, fare il punto della propria situazione. E tanti altri punti che non mi metto ad elencare, per non rovinarvi la lettura.
Nonostante consideri questo romanzo meno avvincente di Nene a primavera, lo consiglio di cuore a tutte, e inoltre vi consiglio di leggere prima il libro seguente e poi l'altro per non rovinarvi la sorpresa di sapere quale uomo sceglierà Emily per condividere la propria vita.

L'amore non è un fiore di serra, costretto a sbocciare controvoglia. L'amore è un embaccia che spunta inattesa sul ciglio della strada.


Years of Grace


Il mio giudizio al romanzo:



PS: QUI, potete trovare il primo capitolo del romanzo.


Ilaria
di Bookcret, quello che i libri non dicono

sabato 30 novembre 2013

Saturday Finds #4


Ma buonasera amici di Bookcret,
innanzitutto volevo augurarvi buon appetito. Io sto per andare ad una festa di laurea di un'amica, quindi scusatemi per la velocità con cui scriverò questo post, ma gli impegni non finiscono neanche quando arriva il  weekend purtroppo. Vi do il benvenuto al quarto appuntamento con la rubrica settimanale "Saturday Finds", dove io e Ilaria condividiamo con voi le nostre scoperte libresche della settimana che, salvo i mille impegni incombenti, dovremmo riuscire poi a leggere e recensire per voi. Quindi, vi lascio al post e non vedo l'ora di ricevere nei commenti i vostri pareri e le vostre scoperte! Buona lettura, cari follower e amici.



» I nostri Saturday Finds «


Prima iniziamo con le varie scoperte libresche della nostra amica Ilaria che, girovagando su Ibs, ha trovato un bel po' di libri che le interessano. Per fortuna che c'è lei, la nostra lettrice compulsiva! In ordine di copertina e trama, sto per parlarvi di "Una volta nella vita" di Rainbow Rowell, "Non lasciarmi mai" di Emily Hainsworth, "Raccontami cos'è la felicità" di Jennifer E. Smith e "Una stanza piena di sogni" di Ruta Sepetys. Santo Ibs!



TRAMA

Eleanor è appena arrivata in città. La chioma riccia rosso fuoco e l'abbigliamento improbabile, ha lo sguardo basso di chi, in pasto al mondo, fa fatica a sopravvivere. Park ha tratti orientali che ha preso dalla madre coreana e veste sempre di nero. La musica è il suo rifugio per tenersi fuori dai guai. La loro storia inizia una mattina, sul bus che li porta a scuola. Park è immerso nella lettura dei suoi fumetti e perso tra le note degli Smiths, Eleanor si siede accanto a lui. Nessun altro le ha fatto posto, perché è nuova e parecchio strana. Il loro amore nasce dai silenzi, dagli sguardi lanciati appena l'altro è distratto. E li coglie alla sprovvista, perché nessuno dei due è abituato a essere il centro della vita di qualcuno. Tra insicurezze e paure, Eleanor e Park si scambiano il regalo più grande: amare quello che l'altro odia di sé, perché è esattamente ciò che lo rende speciale. Sarà la loro forza, perché anche se Eleanor non sopporta quegli sfigati di Romeo e Giulietta, anche il loro legame deve fare i conti con un bel po' di ostacoli, primo fra tutti la famiglia di lei, dove il patrigno tiranneggia incontrastato. Riusciranno, per una volta nella vita, ad avere ciò che desiderano?



TRAMA

Cam non sa darsi pace, da quando Viv è morta in un incidente. Era il grande amore della sua vita, la sua ancora di salvezza da una famiglia complicata, il suo unico sostegno dopo la brutta frattura che gli aveva stroncato una carriera nel football. Un giorno, nel punto in cui Viv è morta, Cam ha una strana apparizione. Sembra un fantasma, ma è una ragazza che viene da un mondo parallelo, e si chiama Nina. In questo mondo, al tempo stesso simile e diverso da quello reale, Viv non è mai morta. Cam è al settimo cielo quando scopre che finalmente potrà riaverla. Ma questa Viv si rivela piuttosto diversa dalla sua, e poi c'è Nina che si mette di mezzo. Allora Cam si trova a dover scegliere dove e con chi stare, e deve farlo in fretta, perché il varco tra i due mondi si fa sempre più stretto...






TRAMA

A Henley, un paesino sulle coste del Maine, non succede mai niente. Proprio come nella vita di Ellie. Sedici anni e tanti sogni nel cassetto, Ellie trascorre l'estate tra il lavoro in gelateria e i pomeriggi con l'amica di sempre. Almeno fino al giorno in cui riceve per caso un'e-mail destinata a un'altra persona e decide di rispondere. Solo per divertirsi un po'. Conosce così Graham, un misterioso ragazzo che abita dalla parte opposta degli Stati Uniti e che la conquista fin dalla prima e-mail. Graham è spiritoso, affascinante, gentile. E ha sempre qualcosa di interessante da raccontare. Al contrario di Ellie. Sembra che i due non abbiano nulla in comune, eppure pian piano quella corrispondenza nata quasi per gioco si trasforma in un'amicizia profonda, fatta di confidenze, risate e messaggi a tarda notte. E poi in qualcosa di più. Ellie e Graham si ritrovano innamorati e separati da migliaia di chilometri. Sarà il destino a regalare loro l'occasione di incontrarsi, ma le cose non andranno come previsto. Perché c'è un segreto che Graham non ha confidato a Ellie: il suo vero nome. Che cosa nasconde Graham? Chi è davvero il ragazzo di cui Ellie si è innamorata? E soprattutto riuscirà un amore sbocciato sul web a sopravvivere alla prova della vita reale?





TRAMA

New Orleans. Josie ha diciassette anni, ma non sa cosa sia un abbraccio. Non ha mai conosciuto l'affetto di una carezza, non ha mai ascoltato il suono di una voce dolce. Sua madre è una prostituta e l'ha sempre trattata come un'estranea. Eppure, da sempre, Josie custodisce un segreto, un luogo speciale tutto suo: la libreria del quartiere. Lì si rifugia nei pochi momenti liberi delle sue giornate. Lì, tra le pagine di Charles Dickens, Jane Austen e Francis Scott Fitzgerald, immagina un futuro lontano. Quando un giorno in libreria entra Hearne, un misterioso cliente con la passione per le poesie di Keats, Josie capisce che il sogno di una nuova vita potrebbe presto diventare realtà. Perché Hearne è diverso da tutti. Hearne si preoccupa per lei, le chiede come sta, le offre parole di conforto. L'uomo è come il padre che non ha mai avuto. Eppure, quando tutto sembra possibile, anche scappare da New Orleans, Hearne viene ucciso. La vita ha deciso di mettere ancora una volta alla prova Josie. Non solo Hearne non c'è più, ma a venire accusata della sua scomparsa è la madre della ragazza. Adesso Josie deve scegliere. Scegliere tra la donna che non le ha mai dato amore e la fuga. Scegliere tra il cuore e la speranza. Gettare la paura alle spalle e spiccare il volo. Perché a volte si può volare anche con un'ala ferita.


Le mie scoperte libresche non sono così tante. Ho da poco iniziato a lavorare e questo impiego mi prosciuga totalmente. Quindi le uniche scoperte della settimana sono state: "Le coincidenze dell'amore" di Collen Hover e "Il messaggio segreto delle farfalle" di Layla Al-'Uthman.





TRAMA

Meglio una verità che lascia senza speranza o continuare a credere nelle bugie? Sky non ha mai provato il vero amore: ogni volta che ha baciato qualcuno, ha solo sentito il desiderio di annullarsi, nessuna emozione, nessuna dolcezza. Ma quando Sky incontra Holder, ne è subito affascinata e spaventata insieme. C'è qualcosa in lui che fa riemergere quello che lei aveva spinto nel profondo della sua anima, il ricordo di un passato doloroso che torna a turbarla. Sebbene sia determinata a starne lontano, il modo in cui Holder riesce a toccare corde del suo cuore, corde che nessuno riesce neppure a sfiorare, fa crollare le difese di Sky. Il loro legame diventa sempre più intenso, ma anche Holder nasconde un segreto, che una volta rivelato cambierà la vita di Sky per sempre. Soltanto affrontando coraggiosamente la verità, senza rinunciare allamore e alla fiducia che provano l'uno per l'altra, Holder e Sky possono sperare di curare le loro ferite emotive e vivere fino in fondo il loro rapporto. Un romanzo toccante e intenso come solo il primo amore può essere.




TRAMA

Le donne sono come farfalle che un giorno, nonostante tutto, spiccheranno il volo. Alcune tacciono e accettano quel che la società impone loro, come la madre di Nadia, la protagonista del romanzo, o come Aisha, che tace e obbedisce ai fratelli, ma alla fine si suicida. Nadia invece non tace, non vuole tacere. Figlia di un kuwaitiano e di una siriana, per un breve periodo sembra subire anche lei la volontà altrui, ma sarà per poco. La famiglia la obbliga a sposarsi con un uomo molto più vecchio, un kuwaitiano con un matrimonio alle spalle e dei figli a carico, che le rovina i giorni migliori della vita. Ma Nadia non vuole soccombere al dolore e alle sofferenze, anzi, vuole liberarsene. Alla morte del vecchio eredita le sue ricchezze e riprende possesso della sua vita. Si iscrive all'università e conosce il professor Gawad, sposato con un'americana che continua a vivere negli Stati Uniti. Lui la corteggia, ma Nadia rifiuta di avere una relazione segreta...



***


Cosa ne pensate di queste nostre saturday finds? Le trovate interessanti? Le aggiungerete alla vostra infinita lista di libri da leggere? E quali sono le vostre scoperte letterarie della settimana?


Pamela e Ilaria di
Bookcrt, quello che i libri non dicono