venerdì 8 febbraio 2013

Recensione: 3096 giorni di Natascha Kampusch


Salve a tutti carissimi lettori,
quest'oggi vorrei parlarvi del romanzo di Natascha Kampusch, “3096 giorni”.
Ricorderete vagamente di aver sentito sui notiziari la drammatica vicenda di questa ragazza rapita alla tenera età di dieci anni, e che dopo 8 anni di maltrattamenti, ingiustizie, traumi e percosse riuscì a scappare dal suo aguzzino. Ora con questo libro cerca di chiudere il capitolo più doloroso della sua vita a guardare avanti, con la convinzione di essere veramente libera.



 
Titolo: 3096 giorni
 
Autore: Natascha Kampusch
 
Editore: Bompiani
 
N. pagine: 295
 
Recensione eseguita da Ilaria
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Trama:
Natascha Kampush ha dieci anni quando viene rapita. Troverà la libertà dopo 3096 giorni, oltre otto anni dopo, riuscendo a fuggire dall'appartamento in cui veniva segregata. Il rapitore, disperato per l'abbandono, si suicida. Il loro non era, infatti, un "semplice" rapporto di violenza e sottomissione. Tutta la lunga prigionia alterna momenti di violenza a momenti di tenerezza. Il rapitore vede crescere Natascha, la vede trasformarsi da bambina a ragazza. Le concede a un certo punto di uscire dalla cantina in cui era rinchiusa, per salire nell'appartamento di lui e farsi un bagno, talvolta invitandola nel suo letto per avere affetto e tenerezza, ma poi la picchia e la umilia, arrivando a negarle il cibo. L'atteggiamento dell'uomo (che per altri versi le concede di disegnare, di usare il computer) è simile a quello del mitico Pigmalione, disgustato dalle donne reali e deciso a costruirsene una perfetta con le proprie mani. Il loro lungo rapporto va avanti così per più di otto anni: Natascha riesce evidentemente ad avere un ascendente su di lui, in un rapporto di dipendenza reciproca che gli psichiatri conoscono. Fino a che Natascha, dopo molte riflessioni, decide di "abbandonarlo" e di fuggire, trovando finalmente la libertà e, lentamente, una sua nuova vita. Quasi normale.
 
 
 
Recensione:
Natascha ha dieci anni e vive insieme alla sua famiglia a Vienna. È una bambina paffutella, per non dire grassa. Ignara del pericolo imminente e convinta di non essere il tipo di bambina che sembrano preferire i rapitori, si reca a scuola da sola. Esce dal palazzo in cui abita, svolta l'angolo per dirigersi verso l'edificio, e sul suo cammino incontra Wolfgang Priklopil. Il rapitore.
Ha inizio così la prigionia di Natascha che durò per ben 3096 giorni.
La vicenda è ambientata in una piccola provincia di Vienna, Strasshof, dove si trova la casa del rapitore. Nella quale Natascha visse i suoi anni di prigionia.
Natascha si descrive nelle prime pagine come una bambina insicura, triste, con problemi familiari,abbandonata a sé stessa, senza autostima che causa continuamente fastidi agli adulti. Quella stessa bambina, dovette rapportarsi con il suo rapitore che cercò in ogni modo di sottometterla, umiliarla e controllarla. Natascha con la sua forza, la sua autonomia è riuscita a non piegarsi al suo volere, rimanendo costante, sicura e decisa. Un pugno per lei era un motivo per combattere. Un calcio un motivo per rialzarsi. Una privazione, come il cibo, era un motivo per sperare, credere in una possibile salvezza. Nei suoi anni di prigionia Natascha ha creato con Priklopil un legame indissolubile, ancora oggi presente, poiché dai reporter e dalle critiche mossole non si riesce a capire perché a distanza di tempo Natascha senta il dovere di tornare in quella casa, pulirla e riordinarla. Il legame, all'ora si basava sull'avere e sul dare, sul ricevere e sopportare. Natascha oggi ricorda il rapitore come un uomo insicuro, con gravi problemi psichici, rabbioso, solo, ma al tempo stesso fragile che desiderava come tutti una persona alla quale potersi stringere e fidare. La ragazza tiene in modo particolare a precisare che nonostante il rapitore abbia abusato di lei dall'età di quattordici anni, Priklopil non era un a bestia crudele, come lo hanno descritto i giornali dopo la sua fuga, ma una persona desiderosa d' affetto. Priklopil era un uomo estremamente violento, con problemi mentali evidenti, desideroso di governare nel piccolo luogo della sua casa quella piccola creatura che aveva rapito in giovanissima età. Una persona facilmente turbabile e suscettibile, capace di grande atrocità come colpire una bambina di quattordici anni al ginocchio con un coltello da cucina, ma solidale e attento nei confronti di una bambina di soli dieci anni spaventata e sola, desiderosa di conforto. Spesso gli psicologi che hanno seguito il caso, hanno accusato nel comportamento di Natascha la sindrome di Stoccolma. Il termine fu coniato dopo una rapina a una banca di Stoccolma, nel 1973. Per cinque giorni i rapitori tennero in ostaggio quattro impiegati. Con stupore dei media, al momento della liberazione, ci si accorse che gli ostaggi avevano più paura della polizia che dei rapinatori, e che avevano assoluta comprensione di questi ultimi. Alcune delle vittime chiesero pietà per i rapinatori e fecero loro visita in prigione. Natascha oggi si oppone con tanta veemenza a farsi attribuire questa etichetta poiché essendo stata rapita, privata della propria famiglia, dell'identità, Priklopil divenne di conseguenza la sua famiglia. Come lei ci spiega, non aveva alcuna possibilità se non accettarlo come tale e ad imparare a gioire delle sue attenzioni, rimuovendo tutto il negativo.
Natascha nel raccontarci la sua prigionia usa un linguaggio molto semplice, colloquiale, di facile comprensione. Uno stile, potremo dire, “schietto” senza mezzi termini. Ci espone con chiarezza le sue sofferenze, le percosse, il dolore subito come stesse parlando di un'altra persona e lei fosse uno spettatore incuriosito. Spesso risulta ripetitiva nel voler mettere in evidenza il fatto che lei non si sia mai piegata al volere del rapitore, e che Priklopil fosse prima di tutto un uomo, e non una bestia. Nonostante questo la lettura è scorrevole e molte parti lasciano l'amaro in bocca. Scoprire che una singola bambina dovette sopportare simile atrocità, farebbe suscitare le ire di chiunque e scoprire che la stessa vittima riuscì a perdonarlo, accese ancora di più gli animi. Ma bisogna accettare la decisione e non criticarla. Poiché grazie al perdono ora Natascha può guardare al futuro. Chiudere il capitolo più difficile e cupo della sua vita. Avere la convinzione di essere stata abbastanza forte da liberarsi e di saper destreggiarsi anche nella vita in libertà.
Avendo letto questo libro e avendolo apprezzato notevolmente non posso far altro che consigliarlo.

Un documento storico del rapimento più lungo della storia recente.



"I want once more in my life some happiness
and survive in the ecstasy of living
I want once more see a smile and laughing for a while
I want once more the taste of someone's love"



Estratto I Capitolo: Un fragile mondo
                                   La mia infanzia alla periferia di Vienna

lunedì 14 gennaio 2013

Recensione: Lo Strano caso di Stoccolma di Christoffer Carlsson


Carissimi lettori,
quest'oggi vorrei parlarvi del romanzo d'esordio del giovanissimo autore Christoffer Carlsson, “lo strano caso di Stoccolma. Vincent Franke e la donna venuta dal nulla”. Con il quale l'autore ha ricevuto moltissimi riconoscimenti e la possibilità di farsi conoscere nel mondo con un altro suo nuovissimo romanzo “la casa segreta in fondo al bosco".

Titolo: lo strano caso di Stoccolma. Vincent Franke e la donna venuta dal nulla
Autore: Christoffer Carlsson
Editore: Newton Compton
Genere:  Thriller
Pagine: 318
Recensione eseguita da Ilaria




Trama:
Vero e proprio caso letterario in Svezia, "Lo strano caso di Stoccolma" è l'esordio fulminante del giovanissimo Christoffer Carlsson: un thriller che colpisce al cuore, una storia di sconfitta e speranza, di squallore e rinascita, ambientata nella zona d'ombra della capitale svedese. È la storia di Vincent, un giovane tossicodipendente che vive nei bassifondi di Stoccolma e lascia il suo squallido appartamento solo per procurarsi le dosi. Ma la sua triste routine viene scossa quando, tornando a casa, trova una ragazza legata e bendata in salotto. La sconosciuta si presenta come Maria Magdalena: è stata minacciata di morte da una banda che ha poi deciso di tenerla prigioniera proprio lì. Non importa quale sia il segreto di quella ragazza: salvarla può dare un nuovo senso alla vita di Vincent. Mentre tra i due nasce un'impensabile alleanza, la loro fuga ci mostra un mondo sordido, popolato di spacciatori e poliziotti corrotti, prostitute e protettori, criminali spietati e vagabondi disperati.
Recensione:
Christoffer Carlsson attraverso questo romanzo ci narra di una Stoccolma dominata dalla violenza, dalla droga, dai circoli illegali e soprattutto come alcune donna native di paesi come l'Ucraina in particolare, a causa di gravi problemi economici, vengano indotte con l'inganno a prostituirsi.
Vincent è uno spacciatore appena uscito di prigione. Vive in un piccolo appartamentino nei pressi della stazione, e nel tornare a casa si vede introdurre in casa dall'amico, che gli consegna la merce da spacciare, una donna . Non sa chi sia ed essendo straniera non riesce bene a comunicare lei. Nel momento in cui questa donna sparisce per essere consegnata al balordo che farà di lei una prostituta, Vincent scoprirà di essersene perdutamente innamorato essendo la copia sputata della ragazza di cui si innamorò al college. Inizia così la ricerca di questa ragazza venuta dal nulla, ma dietro l'angolo si nascondono solo violenza, distruzione e morte che segneranno inevitabilmente le vite dei due protagonisti.
Superfluo dire che la vicenda è narrata a Stoccolma, come vi è scritto nel titolo. La narrazione ricopre un arco di tempo di circa due settimane. L'autore porta avanti contemporaneamente, con grande abilità, due fili conduttori che aiutano il lettore a capire meglio il protagonista.
Narra la vicenda della ragazza venuta dal nulla e l'adolescenza di Vincent, mettendo in evidenza il suo difficile rapporto con il padre, i primi approcci alla droga e il funesto innamoramento con la bella Felicia.
Vincent è il figlio di un dottore suicida, grazie al quale ha iniziato a consumare morfina alla tenera età di dodici anni. Può essere definito come il classico eroe romantico vittima. Un eroe che resosi conto, da vario tempo, dell' impossibilità di far emergere i propri ideali e nutrendo grande rancore ed astio nei confronti della società decide di arrendersi e di vivere una vita vuota.
Vincent è un uomo che non ha saputo affermarsi, che non è riuscito a far innamorare Felicia, isolato, chiuso in sé stesso finché non incontra la donna venuta dal nulla che gli mostrerà una possibile altra vita, fatta d'amore, famiglia, comunione e felicità.
Maria è la donna venuta dal nulla di cui si parla nel titolo. Viene da un piccolo paese dell'Ucraina meridionale e a seguito di problemi economici decide di tentare la fortuna all'estero. Molte donne prima di lei tentarono, ma dietro a lavori come modella, cantante, balleria si nasconde un abominevole sfruttamento sessuale nel quale gli sfruttatori, oltre a maltrattare le donne, tendono a tenere per sé la maggior parte del denaro. In questo libro lo sfruttatore è Pastor, uomo influente e temuto da molti. Lui controlla il trafficking, il circolo della prostituzione. Dal romanzo non è ben chiaro se controlla solo i circoli di Stoccarda o anche quelli delle altre grandi città. Tutto quello che sappiamo si Pastor e di tutti gli altri personaggi sono le descrizioni che ne fa Vincent.
Il narratore è lo stesso Vincent Franke che narra contemporaneamente, alternando la storia a capitoli, sia la sua infanzia e del perché sia diventato l'uomo che è oggi e la vicenda della donna venuta dal nullo. Il linguaggio è semplice, di facile comprensione. L'inglese che l'uomo utilizza per parlare con Maria è basilare e stentato, facilmente traducibile. I capitoli nel quale Vincent rievoca la sua infanzia sembrano una sorta di flash back che trasportano il protagonista nel passato, rendendo il lettore partecipe dei suoi insuccessi.
Nonostante l'interessante spunto letterario da cui è partito questo libro non risulta eclatante.
Il romanzo, malgrado si chiami “Lo strano caso di Stoccolma” non riporta nessuno strano caso, anzi la storia alla fin fine sembra prevedibile e scontata. Le descrizioni sono fatte con molta cura, sia quelle dei personaggi sia quelli dei luoghi, forse il tema avrebbe potuto essere approfondito di più e narrato in modo diverso, con più pathos e dinamismo. L'autore comunque, per essere il suo primo romanzo, è stato abili nelle descrizioni e nel riportare gli stati d'animo del protagonista. Mi auguro che con i suoi prossimi volumi sappia dimostrare maggior bravura.
 Consiglio il libro a chi voglia una letture leggera con la quale impiegare il tempo, mentre agli amanti di questo genere letterario consiglio di indirizzare il proprio interesse a libri più convolgenti.


"Colui che non può salvare se stesso salva qualcun altro". Vincent Franke



Estratto I Capitolo:

lunedì 31 dicembre 2012

Libri in uscita Dicembre 2012 - Gennaio 2013

Carissimi lettori,
mi scuso del ritardo della pubblicazione del post, comunque ecco a voi le uscite del mese di dicembre(le più significative) e gennaio.
Con questo noi di Bookcret colgliamo l'occasione per augurarvi un FELICE ANNO NUOVO!

  • J.K. Rowling - Il seggio vacante (Salani) pubblicato il 06/12
Il primo romanzo per adulti scritto da J.K. Rowling. Una storia ricca di humor nero, capace di sorprendere e far riflettere.

A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti e la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo.
  • Giovanni Negri - Prendete e bevetene tutti (Einaudi) pubblicato il 4/12
Guarda le stelle, commissario Cosulich. Guarda le stelle. Ti porteranno conforto. E confusione… Torna il primo detective del vino e dintorni, alle prese con un caso che sembra un labirinto. Risolto un mistero, se ne apre subito un altro, all’infinito, fra il passato più buio e il futuro più inquietante. Fino a che una verità splendente e imprevista non lascia a bocca aperta il più smaliziato dei lettori. Chi ha tagliato i freni della Mini dove viaggiava Mario Salcetti, inventore in Franciacorta delle bollicine italiane? Che cosa aveva intravisto il sagace, beffardo Salcetti nei suoi viaggi tra i manoscritti miniati e le antiche abbazie d’Europa che hanno fatto la storia del Cristianesimo trionfante? Un terribile, spaventoso segreto, che la Chiesa vuol mantenere tale, o un gigantesco possibile affare sotto lontani, nebbiosi cieli? E che cosa significano due frasi latine a prima vista simili, ma che alludono in realtà a mondi del tutto diversi? Abbagliato dagli occhi di belle dame molto pallide, o molto determinate, tra investitori investiti del gravoso compito di guadagnare a tutti i costi, giornalisti famelici e una nube di altri pittoreschi personaggi, l’ex astemio Cosulich di una cosa sola può fidarsi. Della sua propensione a guardare le stelle.
.
  • L. James - Cofanetto trilogia “Cinquanta Sfumature” (Mondadori) pubblicato il 4/12













GENNAIO 2013
 
 
(per visualizzare trame e prezzi schiacciare sulle copertine)

sinistra. per il lavoro, ...       il ciclo del viaggio dell...    la padrona. diario segret...   le affinità alchemiche
 la piramide del caffè       parliamo di musica    tre anni luce    come un gufo tra le rovin...  
il sogno di un hippie        va' dove ti porta il cuor...    il pianeta di standish     ogni angelo è tremendo 
il mio cuore è più stanco...        silenzio    entra nella mia vita     e i bambini osservano mut...  
ogni tuo desiderio sarà e...        quel che resta della vita      parlare da soli

giovedì 27 dicembre 2012

Recensione: Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde

Carissimi lettori di Bookcret,
quest'oggi vorrei provare a recensire il più grande capolavoro letterario di Oscar Wilde. Sto parlando naturalmente del mitico, ineguagliabile, indimenticabile: "Il ritratto di Dorian Gray".



 


Titolo: Il ritratto di Dorian Gray
Autore: Oscar Wilde
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici
N. pagine: 288
Genere: romanzo gotico
Recensione eseguita da Ilaria












Trama:
Dorian Gray, un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto fare un ritratto da un pittore. Ossessionato dalla paura della vecchiaia, ottiene, con un sortilegio, che ogni segno che il tempo dovrebbe lasciare sul suo viso, compaia invece solo sul ritratto. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Poiché Hallward, il pittore, gli rimprovera tanta vergogna, lo uccide. A questo punto il ritratto diventa per Dorian un atto d'accusa e in un impeto di disperazione lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio.

Recensione:
La principale tematica trattata all'interno del romanzo è l'esaltazione della bellezza su cui è incentrata tutta la vicenda. Un bene terreno effimero, destinato, a causa del tempo fuggevole, a mutare e infine a scomparire. Che spinte anche il più innocente degli uomini alla perdizione.
Dorian Gray, protagonista della vicenda, è un giovane aristicratico di straordinaria bellezza. Ha circa vent'anni, possiede labbra rosse ben disegnate, franchi occhi azzurri e riccioli biondi.
Indotto dall'amico Lord Henry Wotton a riflettere su fatto che la propria bellezza non sarà mai eterna e che anche lui come tutti gli altri uomini, invecchierà, stringe un patto con il diavolo.
Il quadro che lo raffigura, creato dall'amico Basil, portera su di sè l'invecchiamento del tempo e della bellezza permettendo al giovane eterna giovinezza, portandolo insesorabilmente alla perdizione della propria anima. Nel corso della sua vita commetterà atti inauditi che convolgeranno le vite delle persone che lo circondano come Sibil Vane, ragazza dolce, gentile, sognatrice, perdutamente innamorata del giovane, e il caro amico Basil che con la sua amicizia, il suo affetto e il suo buon cuore cercherà di aiutare Dorian a tornare sulla retta via.
Dorian Gray è un esteta, quindi rappresenta una figura che nacque in Ighilterra nella seconda metà dell'Ottocento, il Dandy. Costui risulta essere un uomo eccentrico, affascinante, provvisto di una straordinaria bellezza e raffinatezza nei modi e nel vestire. Colui che non segue la moda, ma la crea. Un uomo che disprezza profondamente la società borghese e che vota la propria vita alla sregolatezza.
La vicenda è ambienta a Londra in epoca vittoria. Il protagonista viene spesso descritto in spazi chiusi come, la propria casa, la casa degli amici Basil ed Henry, in teatro mentre assiste alla rappresentazione della donna amata Sibil Vane, e nel vecchi studio dove verrà rinchiuso il quadro affinché nessuno possa vederlo. Lo stesso luogo in cui Basil e la sua creazione cesseranno di esistere per sempre. Tutti i luoghi, dettagliatamente descritti, sono reali e indispensabili allo svolgimento della narrazione.
Il protagonista della vicenda è Dorian Gray, giovane aristocratico, ingenuo,capriccioso, immaturo e facilmente influenzabile, vittima della propria bellezza e del proprio segreto.
Lord Henry Wotton, inizialmente si pensa essere lo stesso Oscar Wilde che utilizza il personaggio per esprimere le proprie idee e concezioni sulla vita ma, dopo un' accurata  riflessione, si può giungere alla conclusione che le parole messe in bacca ad Henry siano le meditazioni della società in cui visse l'autore. Una società "inetta", cinica, ricca di teorie e pregiudizi, la stessa da cui Wilde venne giudicato e imprigionato per una sua possibile indole all'omossessualità. Ora è assodato che Wilde nella seconda metà della sua vita ebbe una relazione omosessuale.
Il pittore, Basil Hallward, l'ideato del quadro è un uomo onesto,introverso, di buon cuore che tiene realmente alla vita di Dorian. L'unico che tenterà di persuadere Dorian a cambiare stile di vita. Nel libro, non è ben chiaro il rapporto che sussiste tra Basil e Dorian. L'interesse del pittore può sembrare puramente artistico, poichè Dorian con la sua ostentata bellezza ispira la sua arte, ma certi suoi atteggiamenti e commenti farebbero pensare ad un interesamento più profondo, morboso, quasi amoroso.
La vicenda viene raccontata da un narratore esterno, il linguaggio è curato e raffinato, le descrizioni di luoghi e personaggi sono dettagliate. Nel capitolo in cui Oscar narra degli hobby di Dorian il linguaggio diventa più  tecnico, scientifico e le descrizioni dei vari oggetti sono minuziose. Inoltre all'interno del romanzo vi sono molte espressioni tipiche dell'epoca che contribuiscono a mantenere un'univocità all'interno del racconto.
L'intenzione di Wilde è quella di portare avanti una dura critica nei confronti della società londinese del XIX secolo, troppo critica, dedita a falsi ideali, legata a costumi e tradizioni antiche. Pertanto il romanzo può essere considerato un documento storico, poiché descrive in maniera puntigliosa gli agi, i costumi, le tradizioni, i pregiudizi e i vizi del popolo londinese in età vittoriana.
Dal romanzo venne ideata una pellicola del 2009, che presenta notevoli differenze con il capolavoro di Oscar Wilde. Se nel libro viene data più importanza alle riflessioni dei vari personaggi, nel film viene messa in evidenza la dissoluzione di Dorian, dedito al piacere carnale.
Consiglio vivamente a chi ancora non avesse letto questo romanzo a farlo. Un libro emblematico che si può ricondurre ai nostri tempi nel quale siamo troppo legati a falsi ideali e ci interessiamo troppo ai pregiudizi della società per vivere pienamente la nostra vita ed essere liberi di esprimere noi stessi come individuo e non come un essere inserito in una società.

 
"La cosa più difficile a questo mondo? Vivere! Molta gente esiste, ecco tutto"


Estratto I Capitolo

lunedì 26 novembre 2012

Recensione, Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci

Amici lettori di Bookcret,
questo pomeriggio vorrei parlarvi di un libro che ho letto la settimana scorsa. Il romanzo narra la vicenda di una donna, abbandonata dal compagno che deve affrontare da sola la gravidanza.





Titolo: Lettera a un bambino mai nato
Autore: Oriana Fallaci
Editore: Rizzoli
Pagine: 131
Recensione eseguita da Ilaria











Trama:
Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l'età né l'indirizzo: l'unico riferimento che viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincia nell'attimo in cui essa avverte d'essere incinta e si pone l'interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l'amore una parola dal significato non chiaro.

Recensione:
Il romanzo affronta con molta precisione il tema dell'aborto, dell'abbandono e della difficoltà di una singola donna ad affrontare da sola la gravidanza.
L'aborto, cioè l'interruzione della gravidanza, venne legalizzato in Italia  nel 1978 con la legge 194 e può essere spontaneo o volontario qualora la donna si sottometta a un intervento chirurgico. 
Non vi nascondo il fatto che io non sono d'accordo all'interruzione di una gravidanza. Ogni donna è libera di pensare ciò che meglio crede, me non possiamo ignorare il fatto che l'aborto volontario provoca la morte di un individuo, il cui cuore inizia a battere a partire dalla quarta settimana.
La donna protagonista del romanzo è una giornalista che resasi conto del suo stato interessante, inizia a valutare se portare a termine  o meno la gravidanza. A chiedersi se il concepimento sia un atto egoista o altruista. Se il costringere un bambino alla nascita, che dovrà affrontare i problemi della vita, l'illusione di una libertà fasulla e il rispetto di regole, leggi, codici, dogmi imposti da altri individui, sia indispensabile o meno. Una volta presa la decisione di portare a termine la gravidanza, la donna viene "obbligata" dal medico curante a giorni di riposo, poichè la crescita del feto non procede regolarmente. Nel momento in cui alla madre viene imposto prima il controllo sul corpo e poi sulla mente decide di ribellarsi e di intraprendere un viaggio lavativo che porterà necessariamente alla tragica inevitabile fine. La vicenda è autobiografica poichè la stessa Oriana Fallaci rimasta incinta del compagno Alexandros Panagulis, conosciuto con il diminutivo Alekos, subì un aborto spontaneo dal quale non riuscì più a riprendersi. Infatti, vittima di forti rimpianti, non ebbe mai figli.
La vicenda non si sa bene dove sia ambientata, sappiamo soltanto che la protagonista intraprende un viaggio lavorativo in un luogo non indicato. La narrazione ricopre un arco di tempo di circa tre mesi con dei vari flash back che ci aiutano a conoscere maggiormente la donna.
I personaggio principali, oltre alla madre sono anche il bambino, il medico curante e il compagno. Il bambino, a cui si rivolge la donna, pur non essendo presente fisicamente rimane un punto costante nella narrazione. Nella parte finale del racconto il feto acquista un corpo, pertanto assolve la madre dalla colpa di infanticidio ringraziandola per non averlo fatto nascere in un mondo fasullo, governato da ingiusti per i giusti. Il medico curante sarà ostile alla donna fin dall'inizio poichè sarà l'unico a sospettare  della maschera indossata dalla donna con la quale sostiene di desiderare il bambino. Un uomo duro spietato che non risparmierà alla madre critiche e accuse, condannandola di aver ucciso il suo bambino. Il compagno risulta essere un uomo fragile e insicuro. Inizialmente propone alla donna l'aborto chirurgico poi torna sui suoi passi cercando di aiutarla, ma forse è troppo tardi per riallacciare un rapporto. La donna dirà che quest'uomo non l'ebbe mai amato ma anche lei si ravvede sostenendo che "un uomo che accetta di farsi cacciare come lo cacciai io non è un uomo da buttar via". Il compagno come il medico l'accuserà di aver ucciso volontariamente il loro bambino.
Il linguaggio utilizzato è semplice e colloquiale caratterizzato da un monologo della madre verso il proprio bambino, insegnandoli le fasi basilari di un esistenza terrena. Condividendo con il figlio le gioie e i dolori, i rimpianti e le sofferenze, le riflessioni e le proprie credenze.
Il libro venne scritto come sfogo personale al dolore inferto all'autrice a causa della perdita del figlio. Ma tratta anche della difficoltà di una donna lavorativa a dover abbandonare il proprio stile di vita, per dedicarsi completamente alla maternità. Il romanzo affronta inoltre le innumerevoli distinzioni tra uomo e donna, infatti, non dobbiamo dimenticare che il libro venne scritto e pubblicato da Rizzoli nel 1975, anno in cui ancora alle donne non era permessa la libertà che vi è ora. Donne costrette a sottostare al volere degli uomini, a inserirsi in una società abietta e maschilista, meschina e fasulla, dittatrice e moralista . Il cui mondo fu creato dagli uomini per gli uomini.
Ho apprezzato il libro per le descrizioni dettagliate di ogni riflessione. Mi ha colpito particolarmente la distinzione tra i sessi, elencandone i pro e i contro di ogni esistenza. Il finto processo è stato originale ed mostra in maniera molto evidente il dolore di una donna che uccise involontariamente il proprio bambino.
Consiglierei il libro a chiunque, uomo e donna che sia, ragazza e ragazzo poichè è un romanzo che utilizza un linguaggio alla portata di tutti e affronta la questione dell'aborto che ancora oggi preoccupa il mondo, provocandone discussioni accese e la divisione della popolazione tra i favorevoli e i contrari.




"Nel mondo in cui ti accingi ad entrare, e malgrado i discorsi sui tempi che mutano, una donna che aspetta un figlio senza esser sposata è vista il più delle volte come una irresponsabile. Nel migliore dei casi, come una stravagante, una provocatrice. O un'eroina. Mai come una mamma uguale alle altre".


 

mercoledì 21 novembre 2012

Alcune modifiche



"Un giorno sarai abbastanza grande per cominciare a leggere nuovamente le favole"


Buonasera a tutti cari lettori di Bookcret,

stasera vi scrivo per rendervi partecipe di alcune modifiche. Come i lettori diciamo più "anziani" del blog avranno notate le pagine del menù in alto non si aprivano più da molto tempo. Purtroppo, non riuscendo a trovare più i codici html che mi permettevano di aggiustarle, ci ho messo un po' più di tempo. Ma stasera, con un maggiore impegno sono finalmente riuscita a metterle a posto! Questo vuol dire che ora potrete cliccarci sopra come avete sempre fatto e funzioneranno. Significa anche che il Guest Book è tornato attivo per tutti noi, per poter lasciare un saluto di passaggio o per poter condividere con tutti una frase o un pensiero. Mi scuso tantissimo se il blog ultimamente non è come gli inizi, ma tra mille impegni noi admin siamo sempre un po' incasinate, ma tranquilli, siamo sempre qui per voi! Per qualsiasi ulteriore informazione, domanda sulle prossime uscite di libri, o quant'altro non esitate a contattarci. Intanto che ci sono vi lascio nuovamente il link del gruppo su Facebook e il link su Anobii. Speriamo di trovarvi anche li.

Grazie per la vostra attenzione e partecipazione al blog,
Bookcret